In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua»...
(Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42)
La registrazione della catechesi tenutasi nella domenica della comunità del 22 febbraio ultimo scorso a Porporano sul Concilio di Nicea dell'anno 325.
Cos'è un concilio e come si è arrivati alla sua indizione? La Chiesa del periodo precedente al concilio e le questioni dottrinali e il credo che professa Gesù Cristo come Figlio di Dio, “consustanziale al Padre”.
Una rilettura nelle riflessioni che don Lorenzo ci propone con la solita competenza e sana provocazione, che di contro ci pongono seri interrogativi sul come vivere davvero la nostra fede
L'anno 2026 fa coincidere con una rara coincidenza, due delle principali osservanze religiose cristiane e islamiche: Quaresima e Ramadan, il nono mese del calendario islamico. Una data, il 18 febbraio, che ha segnato l’avvio di un periodo di digiuno e riflessione per entrambe le comunità a livello globale. La vicinanza dei tempi forti delle nostre comunità possa diventare un’ulteriore occasione di prossimità umana, di rispetto e di rinnovato impegno comune nella carità e nella pace. Il tempo che viviamo ci pone davanti a numerose sfide che possiamo affrontare affidandoci alla volontà del Signore, con l’aiuto della fede che in questo mese sacro si rinnova. Insieme possiamo impegnarci ad accrescere la consapevolezza delle diversità culturali e religiose attraverso la promozione del Dialogo: è fondamentale per rafforzare la pace e la stabilità sociale. Non può esistere autentica fraternità senza rispetto per l’altro, per le sue idee, per le sue convinzioni e per il suo cammino di fede. È necessario costruire ponti tra le persone, incoraggiare la solidarietà e promuovere una cultura dell’incontro e della comprensione reciproca. Durante il Ramadan, che durerà sino al 19 marzo, i musulmani si astengono da ogni forma di cibo, bevanda, fumo e attività sessuale dall’alba (fajr) al tramonto (maghrib) ogni giorno. Prima dell’alba, i credenti consumano il suhoor, un pasto pre-digiuno, e al tramonto interrompono il digiuno con l’iftar, tradizionalmente iniziato con datteri e acqua, seguito da un pasto completo. Oltre al digiuno, i musulmani intensificano le preghiere e la recitazione del Corano.
Porporano: Domenica
ore 11,15 (eccetto Domeniche della comunità)
Porporano: Sabato
ore 17,30 (sospesa giugno, luglio, agosto e settembre)
Marano: Domenica
ore 11,00 (eccetto Domeniche della comunità)
Malandriano: Domenica
ore 10,00 (eccetto Domeniche della comunità)
Malandriano: Giovedì dalle 16 alle 17 Adorazione Eucaristica
Origini della chiesa ed elenco parroci della Pieve di Porporano
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